Storia

Sebbene la storia dell’Eau de Cologne appaia a molti intricata e fuorviante, le origini dell’EAU DE COLOGNE sono in realtà assai chiare, decisamente concrete, ben comprensibili e comprovate storicamente.

L’Archivio Storico Farina è ospitato già dal 1977, in qualità di deposito, all’interno dell’ “Archivio Economico del Nordreno Vestfalia” a Colonia (altrimenti detto RWWA). Lì sono conservati, già a partire dall’anno 1709, tutti i documenti originali inerenti acquisti, vendite, corrispondenze epistolari, produzione, controversie e immobili della famiglia, il tutto accuratamente documentato.

L’ARCHIVIO FARINA (con un’estensione pari a 300 metri di lunghezza all’interno del RWWA) è senza dubbio la collezione documentaristica più completa riguardante un’attività commerciale al nord delle Alpi. In aggiunta esso racconta la storia trecentenaria di un profumo fuori dal comune.

Oltre a questo archivio ve n’è un altro a Colonia, ossia l’Archivio della Famiglia Farina, il quale ospita per una lunghezza di circa 80 metri i molteplici documenti della famiglia Farina provenienti dall’Italia. Tali documenti risalgono a periodi differenti, il più antico dei quali è il XIII secolo.

L’autore tedesco Süskind descrive nel suo romanzo “Il Profumo” il mondo, la città (nella finzione Parigi, nella realtà Colonia), nella quale è nato il profumo Eau de Cologne.
(ARCHIVIO-FARINA a Colonia,  RWWA KölnKölner Stadtmuseum, Stadtarchiv Köln, Patrick Süskind, Il Profumo, 2007, TEA, Milano)

Colonia, altrimenti detta la “Roma del Nord”, era durante il Medioevo la metropoli più grande d’Europa e nel 1709 una città assai sporca. L’epidemia di peste finì solo nel 1667. Il divario fra richezza e povertà era piuttosto marcato. I rifiuti venivano gettati dalle finestre nei viottoli angusti. Lo sterco di cavallo ricopriva le piazze. I cuoiai perpetravano il loro mestiere all’interno di tinozze aperte, rovesciando poi la broda maleodorante negli scoli a lato delle viuzze, le quali oggi portano nomi che ricordano questa attività come Rothgerberbach (scolo rosso del cuoiaio) o ancora Blaubach (scolo blu). Di tanto in tanto la piena del Reno diventava un indispensabile mezzo di pulizia del centro storico.
Le strade “Obenmarspforten” e “Große Budengasse”, di cui parleremo ancora più avanti, rappresentavano le vie di collegamento più importanti per raggiungere i mercati e il porto.

Le chiese, i monasteri e il Duomo, circondato da cimiteri, vigneti e giardini di erbe aromatiche, rappresentavano il centro della città. Colonia si riprendeva lentamente dalle conseguenze della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) e dalla decadenza del commercio e dell’artigianato.

All’epoca a protestanti ed ebrei non era concesso abitare all’interno della città. Le ben presenti corporazioni detenevano un gran potere decisionale: professare la religione cattolica era il necessario biglietto da visita per chiunque volesse diventare nuovo cittadino.
Da secoli la città di Colonia intratteneva ampi rapporti commerciali con la Penisola perciò era facile per gli Italiani  – esattamente come al giorno d’oggi – entrare in contatto con i Coloniesi.

All’interno del solido contesto corporativo gli stranieri potevano affermarsi solo grazie alla vendita di articoli non offerti dalle corporazioni, cioè la cosiddetta “roba francese”, oppure prestando servizi come ad esempio agevolando i sistemi di pagamento inventati in Italia, ma anche di spedizione, incasso, commissione e trasbordo.

In questa città, nella quale viveva una grande comunità italiana, Giovanni Battista Farina fondò un negozio di “roba francese” nel 1709, nella strada “Großen Budengasse” all’angolo con la via “Unter Goldschmied”. La “roba francese” non ha nulla a che fare con la chincaglieria, anzi è sinonimo di prodotto di lusso. Gli articoli non di competenza delle corporazioni erano: seta, merletti pregiati, fruste eleganti, guanti profumati, ma soprattutto spezie costose e fragranze, chiamate al tempo “Acqua mirabile”, “Acqua della regina d’Ungheria”, “Acqua degli angeli” o ancora “Acqua imperiale”. La vendita di “roba francese” comportava anche il contatto quotidiano con molti altri popoli.

– Bibliografia di riferimento: (Johann Ernst Burggraven M. D.,
Tractat von der Ungarischen Hauptschwachheit auch anderen Epidemischen gifftigen Fiebern, Franckfurt am Mayn 1640, + 4: Discours apologétique sur les vertus principales de l`eau de la reine de Hongrie, La Haye 1643)

I rapporti degli Italiani installatisi lungo il Reno era di tipo famigliare: erano infatti imparentati fra loro, appartenevano alla stessa stirpe, acquistivano nuovi parenti o li divenivano, rimanevano uniti e si aiutavano reciprocamente, come è stato dimostrato in varie lettere redatte intorno al 1700. Così facendo gli Italiani condividevano e tramandavano di generazione in generazione i propri diritti di sbarco e imbarco e la proprie aree d’influenza. Un breve episodio rende chiaro quanto veloce fosse la comunicazione fra gli Italiani: nel 1718 fu rubato del tabacco alla fabbrica Renouard a Francoforte. Il ladro, Nullmant, aveva intenzione di rivenderlo ai Farina di Colonia. Questi tuttavia erano già stati informati dell’accaduto dal loro compagno d’affari Lagisse di Francoforte e riuscirono a far catturare il ladro (RWWA di Colonia, Archivio Farina).

Si deve tenere presente che al tempo il francese era la lingua commerciale veicolare. Si leggeva e scriveva in francese, si pensava tuttavia in italiano. In tedesco si leggeva l’opera di Grimmelshausen. Quando i Farina fondarono la loro fabbrica a Colonia nel 1709, vennero riportati alla luce per caso, lungo i pendii del Vesuvio, i resti della città di Pompei, sommersa da colate di lava nell’anno 79.

Giovanni Maria Farina (1685 – 1766)

Nel 1714 entrò a far parte della società commerciale il fratello Giovanni Maria Farina, il profumiere, la cui dote era il “naso”.
Ma, prima di addentrarci ulteriormente nei meandri della storia dell’EAU DE COLOGNE ORIGINALE di FARINA, è necessario fare un breve excursus nel mondo degli odori, per capire come noi esseri umani interpretiamo i concetti di “odore” e “profumo”.

L’odore è obiettivo, il profumo è soggettivo. Se noi classifichiamo un sentore come profumo o puzzo ciò dipende dal nostro sviluppo olfattivo iniziato sin dalla nascita. Il lattante non è in grado di distinguere fra odori buoni e cattivi. Solo nel corso della sua vita il bambino impara a distinguerli.

L’odore diventa il nostro sistema d’ordine – (si comparino l’odore del pane e della benzina) – il profumo invece è la base dello star bene.
Il profumo è sempre una categorizzazione sociale – un bisogno primordiale dell’uomo – circondarsi di oli profumati, cere e resine – creare un bell’ambiente profumato intorno a sé, un sogno dell’uomo.

– (Prof. T. Farina: Duft ein Urbedürfnis des Menschen, CIDESCO World Congress, 1990 Amsterdam)

La storia dell’EAU DE COLOGNE tratta appunto di questo.

Riportiamo in questa sede ancora una volta la storia generale sull’uso delle essenze, spezie e acque profumate intorno al 1700. Rechiamoci al giorno d’oggi a un mercato marocchino o egiziano e andiamo da un venditore di profumi, così facendo avremo più o meno – ad eccezione del clima – la situazione del mercato nella Germania del 1700. Ciascun venditore offriva le sue composizioni chiamandole con nomi generici quali “Acqua d’Ungheria”, “Acqua Imperiale”, “Acqua degli Angeli” e “Acqua mirabile”, non si sapeva chi aveva prodotto tali composizioni odorose.

– (Pierre Pomet, Le marchand sincère ou traité gèneral des drogues simples et composées, Paris 1695, + 8: Gualtherus Ryff, New groß Distilirbuch wohlgegründeter künstlicher Distillation…, Frankfurt a.M. 1556)

Solo per mezzo dell’aggiunta del nome del produttore tali acque profumate generiche divenivano profumi veri e propri. Come esempio si riporta qui l’ “Aqua mirabilis Langii” del 1622. Allo stesso modo l’ “Acqua mirabile Farina” divenne il profumo EAU DE COLOGNE.

Giovanni Maria Farina garantiva la qualità della sua Eau de Cologne per mezzo del suo nome e del suo sigillo.
(Robert Steimel, Wappen-Lexikon, Volume 5, 1968, Steimel Edizioni, Colonia)

“Acqua mirabile Farina” – “Eau de Cologne Farina” – la composizione di questo profumo è da secoli l’unica ricetta originale e Giovanni Maria Farina descrive il suo profumo con le seguenti parole: “Il mio profumo è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia: ricorda le arance, i limoni, i pompelmi, i bergamotti, i cedri, i fiori e le erbe aromatiche della mia terra. Mi rinfresca e stimola sensi e fantasia
(RWWA Colonia, Archivio Farina, lettera del 1708 a suo fratello Battista)

Considerare il termine “EAU DE COLOGNE” quale successore dell’espressione generica “Acqua mirabile” è decisamente sbagliato. È come se si definissero le fragranze Chanel No.5 o Opium quali successori dell’Eau de Toilette.

Un grande cambiamento all’interno della fabbricazione dei profumi fu introdotto per mezzo della distillazione dell’alcool puro, chimicamente detto etanolo, da non confondersi con i molteplici “spiriti” di allora, i quali contenevano spesso alcool di bassa qualità, risultati da una pessima fabbricazione. Tali tipi di alcool rovinano ogni profumo.

– (Laurens Catelan, Traité des eaux distilées qu´un apoticaire dont tenir en sa boutique, Lion 1614, +12: M.Déjean, Traité des Odeurs suite de la Distillation, Paris 1764)


Farina portò con sé a Colonia l’arte della distillazione. La fabbricazione era estremamente costosa e perciò non stupisce il fatto che il pregiato alcool puro fosse tenuto in grande considerazione dai medici e usato per curare molti “dolorini”. Più l’alcool è puro e concentrato e meglio può far evaporare le essenze. Non ne risulta alcuna variazione odorosa sgradevole quando il profumo si mescola a sudore acido, ossidazione o con altri odori ammorbanti.


– (Baldassari, E. Michele Campio
Al Sig. Antonio Manfredi aromatario diligentiss, Pisa 1641, Lucia 1640, + 14: Barbe, Le Parfumeur Francais qui enseigne toutes les maniéres de tirer les Odeurs des Fleurs et à faire toutes sortes de compositions de Parfums, Lyon 1693, + 15: Petri Castelli Romani, Opobalsamum, Venetiis 1640, + 16: E. von Lippmann, Beiträge zur Geschichte des Alkohols, Chemiker Zeitung 1913, Bd. 37, S. 1313 ff. , De Blegny, Secrets concernant La beauté et la Santé, Paris 1688, + 18: S. Alexis Piemontois, Les secrets du…,Lyon 1600)

Le sue conoscenze inerenti le essenze, la loro fabbricazione, la macerazione e l’estrazione erano enormi. Sua nonna era una discendente della famiglia dei Gennari, profumieri italiani assai famosi durante il XVII secolo.

Fornitissima era anche la sua biblioteca, le cui piante dettagliate sono conservate all’interno dell’Archivio Farina. Dalla sua vivacissima corrispondenza epistolare, condotta durante lunghi viaggi che lo portavano in tutt’Europa, veniamo a conoscenza della sua continua richiesta di libri.

Nelle lettere ai suoi cari e nei diari, i cosiddetti “libri segreti”, si trovano spesso allusioni – talvolta persino canzonatorie – al naso sensibile. Egli lamentava la mancanza di buoni odori nella sua nuova patria. Non poteva vivere senza la sua Acqua profumata. La sua “Acqua mirabile”, come la chiamava lui stesso, era qualcosa di completamente innovativo, non soffocava, né copriva il cattivo odore e la sporcizia, bensì rimaneva rinfrescante come un mattino italiano di primavera. Cercava di descrivere a parole il proprio profumo con associazioni sempre nuove.

Il tema principale delle lettere di Farina ai suoi fornitori è sempre la purezza degli oli profumati. Si faceva descrivere con accuratezza le condizioni atmosferiche alle quali le piantagioni erano esposte e al momento in cui i frutti del bergamotto venivano raccolti. In occasione di ogni spedizione di cedro pretendeva l’esatta descrizione del processo di distillazione al quale erano stati sottoposti i frutti. Siccome spesso non era soddisfatto degli oli acquistati, preferiva comprare interi carichi di frutti e controllarne di persona la macerazione e la distillazione a Colonia.

Farina Haus 1723

Nel 1723 la fabbrica dei Farina fu trasferita nella casa in via Obenmarspforten 23, di fronte alla piazza di Jülich. Così facendo Farina occupò un’ottima posizione in una delle strade più rinomate nella Colonia del tempo.

Gli inizi della fabbrica dei Farina furono difficili, tuttavia la continuità e la creatività degli Italiani permise loro di sopravvivere ai disordini della guerra di successione spagnola e austriaca. Cresciuti nel paesino di Santa Maria Maggiore, nell’attuale provincia di  Novara, cittadina fondata dai suoi antenati venuti intorno al 1200 da Ancora dopo l’epidemia di peste, i quali a loro volta, passando per Craveggia, si erani uniti intorno al 1450 ad altre sei famiglie, erano abituati ad adattarsi, a non perdere di vista la situazione politica e ad avere cura delle loro cerchie di conoscenze.

Colonia era la perla più preziosa all’interno della catena commerciale italiana lungo il Reno, in particolare fra Maastricht e Basilea.
I Farina però restarono e restano fedeli alla loro patria Santa Maria Maggiore fino al giorno d’oggi.

Nel 1960 ha luogo il congresso internazionale dell’Eau de Cologne, in occasione del 275° compleanno di Giovanni Maria Farina, durante il quale si rende manifesto il suo legame con la patria.

– (S.Sabetay: Les Eaux de Cologne Parfumée, Sta. Maria Maggiore Symposium, 1960 ; F.V.Wells: Variations on the Eau de Cologne Theme, Sta. Maria Maggiore Symposium, June 1960 ; G.Fenaroli e L.Maggesi: Rivista Italiana delle Ess.e Prof., 1960)


Nel paese c’è una strada chiamata “Farina”, una campana dal nome “Farinella” e quello stesso anno viene creato il museo dell’Eau de Cologne Farina. Lo stemma di famiglia (l’aquila con il sacco di farina e le spighe) è un simbolo di legame con la patria e decora l’entrata della centenaria Casa Farina a Santa Maria Maggiore.


– (Dr.Mönckmeier Dr.Schaefer, Geschichte des Hauses Johann Maria Farina gegenüber dem Jülichs-Platz in Köln, 1934, Kurt Vowinckel Verlag Berlin + 21: Dr. Luigi Rossi, LE RIVE, 3/1999)

Clemens August

Clemente Augusto, principe elettore di Colonia, 1700-1761

La vendita di prodotti di lusso e la conoscenza della lingua francese erano un privilegio e permisero a Farina di fare affari quasi esclusivamente con i cosiddetti “piani alti” della società di allora. In tal modo appartenevano alla cerchia dei clienti di Farina personalità quali Clemente Augusto dei Wittelsbach, il principe elettore e arcivescovo di Colonia, già dal 1736, o ancora il comandante Federico Guglielmo di Prussia, a partire dal 1734. Siamo nell’epoca Rococò: tempo di feste sfarzose, balli e minuetti, carrozze eleganti, stoffe fruscianti e pizzi per le classi più agiate.
(RWWA, Colonia, Archivio Farina)

Nel 1741, al “Mercato Vecchio”, i Coloniesi furono invitati per la prima volta ad acquistare le patate in città.

 

La ricetta di Farina e l’arte della distillazione rendevano possibile la fabbricazione di un profumo sempre uguale nelle sue note odorose: una vera e propria rivoluzione al tempo.

Il profumo di Colonia era assai richiesto e di lì a poco Farina lo battezzerà con il nome “EAU DE COLOGNE” in onore della sua nuova patria d’elezione.

Lettera dell’ 8 giugno 1719 al Mons. Velding: “…..nous en auont que nous Vous paseront a un R le Bottelie.” (… ve lo cediamo al costo di un tallero la bottiglia)

A causa della sua popolarità l’Eau de Cologne si diffuse velocemente nei salotti francesi e tedeschi, così come nelle corti europee.

– (Dr.Mönckmeier, Dr.Schaefer, Geschichte des Hauses Johann Maria Farina gegenüber dem Jülichs-Platz in Köln, 1934, Kurt Vowinckel Verlag, Berlin)

Limetta italiana, bergamotto, neroli, petitgrain, arance, limoni, pompelmo, cedro erano gli ingredienti principali. Per poter comprare e immagazzinare questi elementi, o ancora per poterli distillare di persona, vi era bisogno di qualcosa di più che un “segreto di una ricetta qualsiasi inventata da monaci, eremiti o da altre figure fiabesche”.

Ma, in concordanza con lo “Zeitgeist” dei secoli seguenti il Rococò, c’era bisogno di leggende. Giovanni Maria Farina fu l’unico a non fare riferimento a un’origine “fumosa” della sua composizione profumata. Lui aveva e amava il suo profumo. La sua accurata corrispondenza epistolare in italiano e francese si legge come se fosse un romanzo.
A proposito delle domande se il suo profumo fosse o meno una medicina, Giovanni Maria Farina scrisse già nel 1752 le seguenti parole a un cliente in Francia: “Da parte mia evito di buon grado di lodare possibili proprietà medicinali specifiche (sebbene io non le rinneghi neppure), e ciò alle condizioni dei migliori giudizi dei medici.
(RWWA, Colonia, Archivio Farina)

Siccome era italiano Farina era molto preciso per ciò che riguardava la contabilità, tuttavia l’intero sistema finanziario era al tempo di stampo italiano. Di conseguenza tutti i registri, i libri mastri, le corrispondenze, le ricette e le indicazioni di produzione si trovano ora senza lacuna alcuna nell’Archivio Farina a Colonia, documenti redatti dal 1709 sino ai nostri giorni.
(RWWA Colonia, Archivio Farina)

Seguirono 40 anni di pace fra Francia e Austria, in Prussia invece ebbe luogo la Guerra dei 7 Anni (1756-1763). Farina e Colonia trassero vantaggio da questi tempi che resero l’Eau de Cologne famosa e apprezzata presso le corti delle potenze mondiali dell’epoca. Testimonianza di ciò furono le 50.000 lettere provenienti da New York fino ai paesi asiatici più lontani.

I nomi FARINA e COLOGNE diventarono inseparabili.

“Il 1766 fu un anno davvero singolare, un anno di come ce ne sono stati pochi nel corso della storia europea. Non furono dichiarate guerre, bensì fu costruì molto – quasi tutto in puro stile barocco. Eppure l’anno della morte di un grande uomo, il 1766, non viene citato nemmeno una volta all’interno dei libri di scuola. Tipico der questi 12 ani di tranquillità. Il defunto più famoso in Germania era Giovanni Maria Farina, l’inventore dell’Eau de Cologne.”

-(Manfred Barthel:
Die Jesuiten, Econ Verlag ISBN 24501172)


Giovanni Maria Farina ebbe la possibilità di godere appieno del successo della sua Eau de Cologne. Era il patriarca della sua comunità italiana a Colonia, fu onorato, rispettato e spesso consultato in qualità di giudice. Fu sepolto nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo in un tomba propria. La famiglia rimosse il feretro prima della demolizione della chiesa, avvenuta nel 1818, e lo trasferì nel nuovo cimitero “Melaten”.


– (RWWA Köln, Farina-Archiv + 23: Prof. Dr. Hiltrud Kier, Bernd Ernsting, Dr. Ulrich Krings, Köln: Der Ratsturm, p. 506 + 507 ss., J. P. Bachem Verlag 1996)


I suoi eredi conducono l’azienda già consolidata verso un ulteriore successo e parteciparono inoltre attivamente alla vita pubblica della città di Colonia. Così Carlo Antonio Farina (1770-1850) divenne uno dei 13 membri della magistratura, la quale fu istituita nel 1797 in sostituzione del vecchio senato in qualità di autorità amministrativa. Lì Farina amministrò la sezione degli ospedali.


– (
Rheinisch-Westfälische Wirtschaftsbiographien, Band II, Heft 2, 1934 + 25: R. Amelunxen, Das Kölner Ereignis, 1952, Ruhrländische Verlagsgesellschaft, Essen)

Farina Haus 1848CASA FARINA sulla via Obenmarspforten, uno dei migliori indirizzi della Colonia dell’epoca, ente di assistenza e beneficenza per molti visitatori eleganti e al tempo stesso rifugio per fuggiaschi rivoluzionari. Quello di Farina era il quartiere elegante di Colonia. Inviti e ringraziamenti dimostano quanto dispendiosa fosse la vita borghese allora. Fra i tanti esempi vi è la rappresentazione teatrale tramandataci in documenti, alla quale la famiglia Farina invitò i propri amici nel 1783 presso la casa di fronte alla piazza di Jülich. Tuttavia solo dopo che i Francesi, durante l’occupazione di Colonia nel 1794, si appropriarono dei beni ecclesiastici della città, Giovanni Maria Farina ebbe l’opportunità di acquistare la casa all’angolo della via Obenmarspforten, dove in precedenza vigevano i diritti del convento Himmeroth, già esistenti nel XII secolo, i quali ne impedivano l’acquisto.

Ci si può appena immaginare la grande rottura storica dovuta alle truppe rivoluzionarie francesi a Colonia: nacquero la libertà commerciale e religiosa, le corporazioni appartenevano ad altri tempi, gli “stranieri” provenienti dai territori circostanti accorrono in massa con le loro nuovo attività commerciali nella città cattolica. Le strade furono ribattezzate con nomi francesi e le case numerate. Nel 1795 fu pubblicato il primi indirizziario di Colonia.
(Carl Dietmar, Die Chronik Kölns, 1991, Pagine 217 + 220 seguenti, Chronik Verlag, Dortmund)

Il giorno 07.11.1797 fu fondata la Camera di industria e Commercio, della quale fanno parte con un ruolo decisivo Heimann e Farina. Il 28.04.1798 l’università di Colonia, fondata nel XIV secolo, fu chiusa per mano dei Francesi. Iniziò un periodo di acuta povertà, dal momento che sia i piccoli che i grandi privilegi, prima attribuiti dai Coloniesi a chiese e monasteri, non valevano più. I numerosi preti e suore rimasero senza cibo né abiti.

Fasskeller

La cantina con le botti del profumo Eau de Cologne nel 1926

 

L’alta qualità dell’Acqua di Colonia – come nel frattempo veniva chiamata la fragranza di Farina – la distingueva dai molteplici prodotti simili presenti sul mercato. È proprio la qualità che regala al profumo uno strepitoso successo in tutto il mondo, scrisse il dottor Werner Schäfke nel suo libro OH! DE COLOGNE.

L’Eau de Cologne di Farina era divenuta nel frattempo famosa grazie alla sua purezza e qualità, si distaccava nettamente dalla sporcizia e dalla povertà. Farina godeva della fiducia dei suoi acquirenti, dal momento che un Farina in persona garantiva la preziosità del profumo.

Nel 1806 un parente dei Farina di Colonia fondò a sua volta una fabbrica di profumo a Parigi, la quale era diventata il centro d’Europa. Egli entrò in conflitto con suo suocero, finanziatore della fabbrica, e tale diverbio fu reso pubblico per mezzo di inserzioni sui giornali. Honoré de Balzac (1799-1850) descrisse questa lite familiare in uno dei suoi romanzi quale fonte inesauribile di comportamento borghese. Nel 1840 il Farina di Parigi vendette la sua fiorente attività commerciale a Jaques Collas, la quale nel 1862 sarà ceduta a Roger & Gallet. Lui stesso si ritirò a Santa Maria Maggiore, alla quale fece pervenire generose offerte e donazioni per la chiesa e la comunità. La casa dei Farina presente in quella comunità fu modernizzata in grande stile.

Fu un grande mecenate della comunità di Santa Maria Maggiore. Il denaro che guadagnò con il suo profumo a Parigi lo donò alla Val Vigezzo. Farina, durante il suo periodo “parigino”, aveva intuito come produttore l’importanza della pubblicità. Le sue inserzioni nei giornali, i suoi volantini rappresentavano l’immagine della personificazione del profumo. L’immagine era al centro di tutti i materiali pubblicitari scritti.

– (Petit Affiche de Paris 1805-1815, + Histoire de la grandeur et de la decadence de César Birotteau marchant parfumeur)

Nel 1804 Wilhelm Mülhens acquistò una licenza nominativa da uno pseudo Farina. 
(Contratto del notaio Flamm, l’originale si trova nell’Archivio Farina, RWWA, Colonia)

Con ciò iniziò l’inflazione del nomeFarina”. I plagiatori spuntano come funghi dal terreno. FARINA e COLONIA, entrambi i nomi condussero gli imitatori a intraprendere le pratiche più oscure per la fondazione di nuove fabbriche. Sarebbe troppo impegnativo, nominare tutte quelle che sorsero e scomparvero di nuovo. Alcune sono riportate qui di seguito:

Il commercio intrapreso da Wilhelm Mülhen si occupava di affari di speculazione e in tal modo, all’inizio dei suoi affari, vendeva aziende dal nome “Francesco Farina”, sebbene non fosse chiaro da dove egli avesse ottenuto l’autorizzazione per farlo. Ad ogni modo l’inflazione delle aziende “Francesco Farina” portò con sé molti problemi e altrettanti processi nei rapporti fra i Mülhens e i Farina.

– (RWWA Colonia, Archivio Farina, Lettere di Mülhens 09.05.1802, 22.06.1819, 27.06.1819, 31.10.1824, 20.01.1826, 03.02.1826, 11.01.1827)

A Parigi, dopo che Roger & Gallet vinsero un importante processo e fecero vietare a Mühlens, a partire dal 1880, l’uso del nome “Farina” in Francia, Mühlens si vide costretto ad abbandonare il nome aziendale “Francesco Farina” anche in Germania, a partire dal 1881. Egli colloca dunque in primo piano il numero civico della sua fabbrica, il 4711, il quale era stato attribuito all’edificio nel 1794 durante la fase di numerazione civica della città.

La clientela di Ferdinand Mülhens era ben diversa da quella di Giovanni Maria Farina di fronte alla piazza di Jülich. La chimica moderna permetteva la produzione di prodotti più economici e la “4711” consegue un grado di popolarità mai visto prima all’interno del mondo dell’industria profumiera dopo la Prima Guerra Mondiale. Popolarità che proseguì dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia la politica dell’Acqua rinfrescante a poco prezzo conduce Colonia a un destino a dir poco fatale: Colonia, città un tempo nota per i suoi profumi raffinati, divenne sinonimo di città dal profumo scadente. La famiglia Mülhens si separò dalla sua azienda per mezzo della vendita di quest’ultima alla ditta Wella AG a Darmstadt nel 1994. Nel 2004 poi fu rivenduta al complesso americano Procter & Gamble e oggi si trova nelle mani di Mäurer und Wirtz.

Ma ritorniamo ora ai Farina. Nel XIX secolo i Farina presero parte attivamente alla vita culturale ed economica di Colonia.

Giovanni Battista Farina (1758-1844)

Nel 1823 Giovanni Battista Farina divenne uno dei membri fondatori del “Comitato del Carnevale di Colonia”, il predecessore dell’odierna “Commissione delle feste”.
Nel 1824 fu iniziatore della “Società degli azionisti per la costruzione di un nuovo teatro”.
Nel 1837 fu iniziatore della “Ferrovia renana” e nel 1838 al tempo stesso della “Società coloniese della navigazione”.
I Farina furono fra i membri fondatori dello zoo (nel 1860), della “Flora” e nel 1863 del giardino botanico, nonché, nel 1812, fondatori delle società musicale renana.

A partire dal 1812 a Colonia erano permessi solo nomi di strada in francese: “Jean Marie Farina vis-a-vis de la Place Jullier” era l’indirizzo della fabbrica dei Farina già dal 1733 a Colonia.
(RWWA Colonia, Archivio Farina)

Spedizione a Goethe nel 1814

Il profumo della “società raffinata”, fragranza amata e ordinata regolarmente dal poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe,  (ordine del 10 Settembre 1814), fu usata più dagli uomini che dalle donne. Il “soffio di sceltezza” preteso dall’imperatore Napoleone III, fece aumentare vertiginosamente gli incassi del commercio dell’Eau de Cologne. “Nella società del casinò (fondata nel 1809) impera il fine profumo di Casa Farina” scrisse un visitatore a proposito di una serata mondana a Colonia.

Jean Marie Farina

Jean Marie Farina (1809-1880)

Un ruolo di rilievo fu assunto da Jean Marie Farina (1809-1880), il quale venivano chiamato “il Grande” all’interno della cerchia famigliare. In giovane età godette di un’ampia formazione commerciale in patria e all’estero. In particolare si interessò e occupò in modo approfondito del mercato in Inghilterra e aprì le porte dell’azienda già da giovane a cerchie di clienti nuovi e importanti, quale compensazione del mercato francese temporaneamente perduto nel 1815. Inoltre imparò in madrepatria a conoscere le macchine e i processi tecnici dell’industrializzazione come ad esempio la prima macchina per i sugheri, la quale fu introdotta da lui stesso all’interno dell’azienda coloniese nel 1837. Con ciò avviò il passaggio della sua azienda da manufatturiera a industriale. Nel 1836 Jean Marie Farina introdusse poi la bottiglia trasparente Molanus per la sua Eau de Cologne la quale, nel giro di pochi anni, sostituì quasi appieno la bottiglia verde Rosolia, usata per più di 120 anni sino ad allora.

Uno dei primi marchi di fabbrica tedeschi registrati: Farina, anno 1875

Il grande successo dell’azienda richiamò una moltitudine di falsificatori sul mercato. Farina lottò in modo accorato già dal 1836 per l’adozione di leggi prussiane di protezione del marchio di fabbrica  per mezzo di innumerevoli richieste, proposte e bozze legislative rivolte al re. Quando nel 1875 fu varata la prima legge per la protezione dei diritti d’autore dell’impero tedesco, si poteva affermare a ragione che Giovanni Maria Farina fu uno dei suoi ideatori. Non stupisce dunque il fatto che i primi tre marchi di fabbrica registrati in Germania fossero di “Giovanni maria Farina di fronte alla piazza di Jülich”, soprattutto dopo i lunghi anni di fatiche per ottenerli.

Titolo di fornitore ufficiale di corte della Regina Vittoria, 1837

Al tempo della sua guida a capo dell’azienda, Farina conobbe un’ascesa a livello mondiale e un raddoppio del capitale aziendale. Nel 1837 l’azienda divenne fornitrice ufficiale della regina Vittoria d’Inghilterra e a questo onore seguirono più di 60 diplomi e importanti premi ricevuti in occasione di esposizioni mondiali in tutti i paesi del mondo.
Quando Jean Marie Farina “il Grande” morì nel 1880, lasciò alle generazioni future un’azienda ben consolidata sotto tutti gli aspetti e pronta dunque ad affrontare l’epoca moderna.

(Prof. Dott. Klara van Eyll, Kölner Köpfe in “Markt + Wirtschaft” der IHK Köln Nr. 11/1984)

Farina Haus
Giovanni Maria e Giovanni Maria Carlo Farina condussero l’azienda proseguendo la filosofia dei loro predecessori e consolidando la base di qualità e esclusività dei prodotti offerto dai Farina. “Giovanni Maria Farina di fronte alla piazza di Jülich” aveva rappresentanza in ogni paese e in tutte le case reali.

Kaiser Wilhelm I

Ordine dell´imperatore Guglielmo I

 

Quale marchio caratteristico delle etichette moderne dei prodotti Farina fu introdotto il “tulipano rosso”. Esso divenne un simbolo di qualità per il pregiato profumo di Colonia. Il “tulipano rosso” differenzia il prodotto originale dalle molteplici contraffazioni. Il “tulipano rosso” fu ed è ancora protetto per legge in tutto il mondo. Dopo la prima Guerra Mondiale si verificò un notevole riordino della clientela. La “grande borghesia e la nobiltà” persero d’importanza. I marchi dei prodotti furono ricomprati.
I prodotti di massa avevano successo, le essenze sintetiche ne rendevano possibile la produzione. La direzione dell’azienda “Giovanni Maria Farina di fronte alla piazza di Jülich” non seppe opporsi a tale moda. L’era delle fragranze in concorrenza con quelle francesi stava giungendo al termine.

A partire dal 1933 l’azienda dovette fare i conti con le nuove situazioni politiche.

Gli edifici aziendali costituenti l’odierno complesso “An Farina” caddero vittime dei bombardamenti durante la notte del 29 giugno 1943. Il giorno 6 marzo 1945 il comando supremo delle forze armate tedesche riferì in modo lapidario: “Colonia, il cumulo di macerie è stata ceduta al nemico”.
Tuttavia, poco dopo la fine della guerra, si ricostruì l’azienda nel centro storico distrutto con molta diligenza e ottimismo. Il successo dei primi anni del Dopoguerra furono notevoli.

Nel momento in cui Giovanni Maria Farina, il quarto pronipote del fondatore, fu nominato Principe del Carnevale “Johann Maria I”nel 1952, all’età di 24 anni, si trasformarono le macerie in una corte principesca grazie a merli rossi e bianchi. Il Principe “Johann Maria I” gettò al pubblico, fra le tante cose, 120.000 flaconcini di Eau de Cologne in occasione della parata di Carnevale di Lunedì Grasso e il giornale “New York Times” scrisse nell’aprile del 1952: “L’Eau de Cologne ha trasformato le macerie in profumo”.

Nel 1975 avvenne l’unione delle case produttrici “Giovanni Maria Farina di fronte alla piazza di Jülich fondata nel 1709” di Colonia e “Roger & Gallet” fondata invece nel 1806 da Jean Marie Farina a Parigi.

Fontana delle donne nel cortile interno del complesso “An Farina”

“AN FARINA” , il complesso della fabbrica dell’Eau de Cologne Originale, situato intorno alla storica casa Farina, fu dunque ricostruito e arricchito di appartamenti esclusivi, uffici e negozi: un’oasi al centro di Colonia con un cortile interno verdeggiante e la fontana delle donne.

Il 1992 fu un anno difficile per l’Archivio Farina. Circa 350.000 lettere, rubate in precedenza dall’Archivio e risalenti al XIX secolo, furono vendute sul mercato tramite il battitore Götz della casa d’aste “Goetz Auktionen”.

Gestohlene Farina-Korrespondenz

Le lettere messe all´asta in parte ancora conservate nei cartoni originali dell´Archivio Farina

Jürgen Götz, proprietario della casa d’aste, comunicò orgoglioso sulla propria pagina web:
“Nell’anno 1992 abbiamo messo all’asta il fondo “FARINA”. Una corrispondenza imponente il cui valore iniziale ammontava a 150.000  marchi tedeschi. Dopo battaglie agguerrite fra gli offerenti la partita fu ceduta per la cifra rotonda di 500.000 marchi tedeschi più i consueti sovrapprezzi”.

 

Nel 1995 la città di Colonia onora Giovanni Maria Farina (1685-1766) per mezzo di una statua sulla torre del municipio.

Fortunatamente l’Archivio Farina custodisce ancora circa 100.000 lettere del XIX secolo. Tuttavia, al fine di colmare la lacuna formatasi così nell’Archivio Farina, preghiamo gentilmente coloro che dovessero entrare in contatto con una di queste lettere di inviarcene una copia.

Nel 1997 la città di Colonia decise di nominare una strada in onore di Giovanni Maria Farina (1685-1766). Tale via “Johann-Maria-Farina-Strasse” si trova fra l’ “Industriestrasse” e la “Geestemünder Strasse” nel nord di Colonia.

– (Rüdiger Schünemann-Steffen, Kölner Strassennamen-Lexikon, 1999 Jörg-Rüshü-Selbstverlag, Köln
)

Nel 1999 tutte le quote dell’azienda furono ricomprate dalla famiglia Farina. Con ciò la fabbrica di profumo più antica del mondo è oggi nuovamente proprietà della famiglia fondatrice al 100%.

In Francia, Sudamerica e in Asia “Eau de Cologne Farina” è ancora sinonimo di profumo elegante e pregiato. Ci sono molti fattori a favore del ritorno di Colonia quale città dei profumi raffinati.

Giovanni Maria Farina torna alle sue origini, alla qualità ed esclusività. L’ottavo direttore della casa, Johann Maria Farina guida l’azienda attualmente giunta all’ottava generazione e garantisce, in vece di profumiere, la qualità della fragranza come fecero i suoi avi per tre secoli.